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Miniera e Fonderia del Bottino
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Bottino è il nome con cui è conosciuta, nel paese di Seravezza, la montagna nella quale fu scavata la miniera omonima: si sostiene, infatti, che qui i vecchi vi raccogliessero il bottino, ossia il tesoro.
In questa miniera, a partire dai minerali Galena e Blenda, attraverso processi metallurgici si ottenevano i metalli Piombo e Argento.
Quella del Bottino, con i suoi 4 chilometri di pozzi e 5 chilometri di gallerie, è stata seconda, dopo le miniere della Sardegna, per produzione di argento in Italia.
La zona mineraria del Bottino - con gli impianti industriali dell’Argentiera, presso Seravezza nel Comune di Stazzema, provincia di Lucca - e la relativa attività estrattiva e industriale ottocentesca sono ben conosciute sotto molti profili: di archeologia mineraria, moderne metodologie di escavazione, trattamento metallurgico dei minerali estratti.
La storia della Miniera piombo-argentifera del Bottino si perde nei secoli. È certo che essa sia stata coltivata già dagli Etruschi e dai Romani.
Nel Cinquecento i Granduchi di Toscana hanno dato un forte impulso alla miniera, che nei secoli successivi è stata interessata da vari progetti di sfruttamento non particolarmente fortunati.
È solo nel XIX secolo che tale comparto vede sviluppate a pieno le proprie potenzialità.
Nel 1837 viene costituita come società per azioni Compagnia del Bottino, che nel 1841 prende il nome di Compagnia Anonima del Bottino.
La direzione dei lavori è affidata all’ingegnere Angelo Vegni di Siena.
I lavori di coltivazione e trattamento del minerale assumono un notevole sviluppo che porta alla costruzione dello stabilimento dell’Argentiera, dove il materiale greggio veniva prima preparato meccanicamente e poi sottoposto a fusione in una Fonderia aperta nel 1846.
Nel 1858 l’ing. Frédéric Blanchard, diplomatosi all’Ecole des Mines de Paris, succede a Vegni nella direzione della Miniera e Fonderia del Bottino.
Con Blanchard gli impianti si sviluppano al punto di assumere le caratteristiche di un moderno stabilimento metallurgico, con un preciso assetto industriale.
All'inizio degli anni Ottanta dell'Ottocento la miniera impiega 144 operai, tra cui 29 donne e un fanciullo, con una produzione annua di circa 570 tonnellate di piombo argentifero.
Nonostante questo, nel 1880 il forte ribasso del prezzo dell’argento e del piombo sul mercato internazionale toglie ogni utile alla Compagnia Anonima del Bottino.
Nel 1883 le miniere e l’annessa fonderia vengono abbandonate e nel 1884 la Società viene messa in liquidazione.

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