Catalogo di Giuseppe Baldassarri

Risultato della ricerca
 
N° degli esemplari selezionati: 168
 
 
 1. AGARICO MINERALE, detto anco Latte di Luna; si trova alle falde della Montagna di S. Fiora presso a Castel del Piano in più luoghi.
Annotazione
Chiamasi dal Gesnero Latte di Luna, dall’Agricola Medulla Saxorum, e da Ferrante Imperato Agarico Minerale, per la simiglianza, che ha col Fongo, detto Agaricum, seu Fungus Laricis C. B. Pin. Questa è una terra fongosa, leggiera, rara, candida, e insipida, e si riduce al genere delle Marghe. Si scioglie facilmente nell’acqua, e la tinge di bianco. Hà molto uso nella medicina, e li si attribuisce la facoltà di rinfrescare, astringere, e fermare le perdite di sangue, ed i fluori uterini; si prescrive nel Tenesmo, e nella Disenteria con molto profitto. Polverizzata si asperge sopra le ulcere, e le risecca mirabilmente.
 
 
 2. TERRA BIANCA, che si trova a Personata Villa de’ Sigg. Finetti, distante da Siena miglia 8. alle falde della Montagnola.
Annotazione
Volgarmente dicesi terra di purgo, per l’attività, che ha di astergere le macchie dai Panni, e non è altro, che la Terra detta Cimolia, o Saponaria dagli Scrittori di cose naturali. Appresso gli antichi Medici aveva uso nella Medicina, attribuendoli l’attività di rinfrescare, e digerire, se non era lavata, e quella di riseccare, quando era lavata, e di discutere le Parotidi, ed altri tubercoli, se era sciolta nell’Aceto.
 
 
 3. TERRA bolare bianca, che si trova presso a Siena, in luogo detto Pescaia.
 
 
 4. TRIPOLO, o come la chiama il Mercati Tripela, è un tufo sottilissimo, che si trova alle Serre a Rapolano, né si sa, che se ne faccia altro uso, che dagli Ottonai per pulire i Metalli.
 
 
 5. TERRA gialla, che a calcinarla diviene rossa, e serve a uso de’ Pittori, molto accreditata per tutta Italia. Si trova a Castel del Piano in luogo detto le Mazzarelle.
 
 
 6. TERRA gialla scura, che si trova a Castel del Piano, ed è una specie di Bolo; se ne servono i Pittori, ed anche i Medici nelle Dissenterie.
 
 
 7. BOLO giallo, che si trova in abbondanza fra Castel del Piano, e S. Fiora.
 
 
 8. TERRA gialla chiara, che si trova abondantemente a Petrojo: questa ancora posta in fornace diventa rossa; se ne servono i Pittori, e ne va anche fuori di Toscana.
 
 
 9. TERRA giallastra, e bolare, che si trova facilmente, e in quantità a Massa di Maremma in luogo detto i Cavoni.
 
 
 10. TERRA rossa, che si trova in qualche quantità a Massa di Maremma, in luogo detto Fonte Magnenza.
 
 
 11. TERRA rossa più pesante delle sopradette, e di colore meno acceso, che si trova parimente in abbondanza a Massa di Maremma, in luogo detto Molinpresso.
Annotazione
Le terre gialle generalmente parlando si addimandano col nome di Ocra. Queste poste al fuoco divengono rosse, e distillate danno uno spirito acerrimo simile nell’attività a quello del Sal Marino. Si trovano o nelle vene proprie, o in quelle de’ Metalli, e partecipano della natura del Ferro, ed anco del Rame, contenendo in se una porzione di Sale Vetriolico. L’Ocra trattata, e preparata con l’olio di Lino, secondo il Metodo del Bechero, somministra il Rame. Poco, o nessuno uso ha nella Medicina, solo si pratica esternamente dai Chirurghi per astringere, e riseccare, ma rare volte. Sotto nome di Boli si contengono quelle Terre, che sono astringenti, ed accostate alla lingua, vi si attaccano, e sono, o bianche, o citrine, o gialle, o rosse &c. contengono nella loro sostanza un Sale acido, a motivo del quale sono utili nella Medicina quando si tratta di astringere, o d’impedire la putrefazione degli umori. Si usano ancora le terre Bolari dai Chimici, mescolandole con i sali, quando ne vogliono distillare lo spirito, e ciò non solo per impedire la fusione di essi, quanto perché si crede, che l’acido contenuto da queste Terre serva per sciorre, e distrigare gli spiriti de’ Sali medesimi. Le Terre rosse poi, sono generalmente chiamate Rubriche fabrili, o Sinopiche, convengono con le Ocre, e partecipano molto della sostanza del Ferro.
 
 
 12. TERRA ferrea, che si trova in abondanza nella Tenuta della Abbadìa Ardenga di questi Canonici Regolari in una collina d’un Podere, chiamato S. Lucia in distanza da Siena circa miglia 22.
 
 
 13. RENA simile a quella di Sicilia, da alcuni chiamata Polvere del Diavolo; se ne fa uso nelle Ippocondrìe, ed altri mali cronici. Si trova in distanza da Siena due miglia fra la Cost’al Pino, e la villa detta Agazzara de’ Sigg. della Ciaja. N’è stata mandata più volte a Firenze in Gallerìa, e per rimedio ai mali sopradetti; se ne suol far esito per lo Stato Sanese, e fuori, perché unita colla Gruma, o Tartaro, ne fanno Vetrina per uso della Fornace.
 
 
 14. TERRA turchina in pezzetti, che si trova a Sassofortino in abondanza vicino a d. Castello, in luogo detto Fissignano presso il Molino de’ Bersotti; è buona per i Pittori, e mescolata col giallo fa un bel color verde.
 
 
 15. AZZURRO buono a dipingere quanto è l’Oltramare, si trova a Monte Rotondo in luogo opaco di quelle Selve, e nelle viscere di questa Pietra, ove nasce l’Azzurro vi si trova una specie di Marcasita bianca, e lucida, e in quantità.
 
 
 16. PIETRA Azzurrina, molto simile a quella, che trovasi in Germania; nasce nelle Maremme di Siena in vicinanza d’un miglio al Castello di Monte Pescali.
 
 
 17. GRUME dell’Acque del Bagno di S. Filippo.
 
 
 18. GRUME dell’Acque Sulfuree de’ Bagni di Rapolano.
 
 
 19. GRUME dell’Acque de’ Bagni di Vignone.
 
 
 20. GRUME dell’Acqua Borra.
 
 
 21. GRUME dell’Acque de’ Bagni di Petriolo.
 
 
 22. GRUME dell’Acque di tutti i Bagni di S. Casciano.
 
 
 23. GRUME d’Acque sotteranee di Prata di Maremma, in luogo detto la Porta al Ferro.
 
 
 24. GRUME dell’Acqua Vetriolica, che nasce nella Contea di Pitigliano.
 
 
 25. GRUME d’Acque trovate in un sotteraneo nel Poggio di Monte Maggio.
 
 
 26. GRUME d’Acque trovate in vicinanza della Villa della Chiocciola de’ Signori Brancadori.
 
 
 27. GRUME, e Terra del Bagno di Saturnia.
 
 
 28. CONCREZIONE Alabastrina di Singolare struttura, che trovasi a Monteron Griffoli in un sotterraneo Condotto d’Acque.
 
 
 29. CRISTALLO di Monte ritrovato a Sticciano di Maremma Feudo del Sig. Duca Piccolomini.
 
 
 30. CRISTALLO di Monte, che si trova a Malecchi, e Pornella presso al Castello di Monticiano.
 
 
 31. INGEMMAMENTI Cristallini, che si trovano in qualche abondanza in Arcidosso, in luogo detto Selvena presso il Ducato di S. Fiora; sono tutti d’una stessa figura, e duri assai nel lavorarsi alla Ruota.
 
 
 32. INGEMMAMENTI Cristallini, che si trovano in qualche abondanza superficialmente al Terreno in alcuni scopai in luogo detto il Poggio alle Vellette.
 
 
 33. CRISTALLIZZAZIONI, che si trovano in Contea d’Elci, luogo detto Casa al Pero.
 
 
 34. GRUMA cristallizzata, che si trova a Massa di Maremma in luogo detto Serrabottini delle Coste, presso a certi Stillicidj.
 
 
 35. POLVERE cristallizzata, che si trova in quantità nelle Maremme di Siena presso al Castello di Roccastrada.
 
 
 36. BASALTITE, che si trovano in quantità a Lecceto, e diversi altri luoghi della Montagnola vicino a Siena. Si chiamano dal Mercati Lapis Diconus, e dall’Imperato Ingemmamenti Cristallini Olivarj appuntati in ambe le parti. Non sono altro, che un vero Cristallo di Monte colorito di nero da effumazione metallica.
Annotazione
Il Cristallo di Monte è una gemma trasparente, poco dura, e somigliante all’acqua ghiacciata. La sua figura è formata da due Piramidi essagone, con la colonna intermedia parimente essagona, e benchè alcuni compariscano a primo aspetto, o trigoni, o tetragoni, o pentagoni &c. considerati però con attenzione, si trova ciò derivare dalla varia unione, e combaciamento de’ Cristalli fra loro, che diversamente combinano le punte essagone. La materia di cui è formato il Cristallo, mostra d’essere stata una volta fluida, a motivo di alcuni corpi estranei, che alle volte racchiudono nella loro sostanza, ed in specie di qualche goccia d’acqua, che in alcuni si osserva. Nasce la varietà de’ loro colori da varie particelle metalliche mescolate con la materia Cristallina, quando era fluida, o pure dall’esalazioni degli stessi Metalli, nella maniera appunto, che i Fabricatori di Gemme tingono di varj colori il Cristallo volgare coll’Antimonio, coll’Arsenico, coll’Orpimento, con l’Oro, coll’Argento, col Ferro, col Rame &c. Quindi è che il Cristallo di Monte è il principio, e la base di tutte le altre gemme, conforme si deduce da varie osservazioni, e specialmente da una congerie di Cristalli trovata ne’ Monti degli Svizzeri, e conservata fra le cose più rare dell’Instituto di Bologna, la quale è composta parte di Cristallo, e parte di Amatista. Vien considerato da alcuni Medici, come molto profittevole nella Medicina per la cura di varj mali, e particolarmente di quelli, che credono derivare da acido; e perciò lo praticano nella Diarrea, nel fluore uterino, nella Podagra, negli Affetti Isterici, e in molti altri. Posto in un Crogiuolo a fuoco di riverbero si squaglia in una massa simile al vetro. Del resto poi né se ne scioglie porzione, né fa effervescenza, né mitiga l’acidità de’ liquori, o con la Calcinazione estintoria, o con tenerlo infuso in liquori acidi, o alcalici, come nello spirito del Nitro, nell’Olio di Tartaro, o in altri dissolventi. Quindi è, che da alcuni non si sa capire, come nel Corpo umano possa ritrovarsi una forza capace di scioglierlo, mentre non ha saputo rintracciarla la Chimica in tanti suoi fortissimi dissolventi, e perciò da essi si giudica inutile nella cura de’ mali. E’ però vero, che nel gozzo delle Galline trovansi i Cristalli di Monte molto lograti, consumati ne’ loro angoli, e punte, e ridotti taluni in figura sferoidale; se ciò debba ripetersi dal puro attrito meccanico, o da qualche sugo digestivo dissolvente di essi, non è questo il luogo di farne questione. Osservò il dottissimo Sig. Beccari nel suo trattato de’ Fosfori, che ai Cristalli di Monte non coopera punto, perché ritengano la luce, né la grandezza, né la trasparenza, né il colore, né alcun’altra circostanza a queste contraria. Dal che fu indotto a sospettare, che alcune concrezioni cristalline siano molto diverse dalla natura del Cristallo Montano, poiché esse conservano la luce imbevuta all’aperto, quando si trasportano in luogo oscuro, conforme trà l’altre segnatamente osservò nelle minutissime punte lucide, e trasparenti de’ ventri cristallini, e in certo cristallizzamento d’ una chiocciola nerita.
 
 
 37. GESSO SCAGLIOLO, o Pietra speculare, volgarmente chiamato Specchio d’Asino, quale si trova abondantemente in più diversi luoghi della Montagnola presso a Siena, e per tutta la Creta.
Annotazione
Credesi da qualcuno, che la Pietra speculare, o sellenite, sia l’ Androdamas di Plinio, mentre sembra convenire con questa Pietra la descrizione da esso fattane nella seguente materia. Androdamas Argenti nitorem habet, ut Adamas, quadrata, semperque tessellis similis. Sono composte le Seleniti di Lamellette o quadrate, o rettangole, o romboidali, o di figura di Trapezio, e queste si risolvono in altre sempre minori della stessa figura, come accade appunto nella dissoluzione de’ Sali.
 
 
 38. Piccole PIETRE bianche di figura Ovale, e alcune di detta figura di colore aranciato, volgarmente chiamate occhi di S. Lucia, e dal Mercati nella sua Metalloteca Ocularea Lapides. Si trovano nel Territorio Sanese nella Creta, ma particolarmente vicino alla Città di Siena in luogo detto la Coroncina, circa due miglia fuori della Porta Romana, e di questa figura stessa se ne trovano delle grandi, e di colore simile alle Corniole.
Annotazione
Si chiamano ancora queste Pietre Ombelici Marini, e sono coperchi, che si adattano alla bocca di una specie di Chiocciola Marina, detta chiocciola perlata, della quale se ne trovano ancora molti esemplari fossili. Questi coperchi hanno nella parte piana, ed esterna un’ abozzo di linea spirale, che s’interna nella sostanza sassosa, ma la parte, con cui stanno uniti all’Animale, è alquanto rilevata nella circonferenza, e nel mezzo depressa. In quelli, che si estraono dal Mare, la parte esterna è olivastra, e fosca, ma nell’interno è di colore vivo di fuoco, ed alle volte aranciato. La Chiocciola, che porta questi coperchi è esternamente vestita di un tartaro di color terreo, ruvida, e scabrosa, ma spogliata, che sia apparisce tutta composta di Madreperla, e mostra una capricciosa distribuzione di tubercoli, di sfondati, di scaglie, e cordoncini. Altre chiocciole, e turbini Marini hanno pure i loro coperchi, come tra le altre le Porpore spinose, che gli hanno fatti in altra guisa; ed ha il suo opercolo una specie di turbinetto terrestre, con linea spirale all’esterno. Coperchi pure di chiocciole si credono quelli, che nelle Spezierìe si chiamano Ungues odorati, non composti però di materia sassosa, poiché posti nel fuoco gonfiano, e si accendono, tramandando un odore ingrato.
 
 
 39. CORNI d’Ammone, che si trovano ne’ monti vicini al Castello di S. Casciano de’ Bagni, luogo bastantemente noto, e per tutti quei contorni in abondanza.
Annotazione
Dei Corni d’Ammone si leggono presso Plinio le seguenti parole Ammonis Cornu inter sacratissimas Aethiopiae gemmas, aureo colore, arietini cornu effigiem reddens, promittitur praedivina somnia repraesentare. Da questo stesso sembra nascer motivo di sospettare, che le Pietre chiamate in oggi con tal nome, siano differenti dai Corni d’Ammone descritti da Plinio, non avendo esse alcuna marca, per cui meritino di essere annoverate tra le gemme. Per non entrare in così spinosa questione, bastarà notare, che molte sono le specie dei Corni d’Ammone, differenti fra loro nella figura, nella grandezza, nel colore, e nella materia, conforme può vedersi nell’ Aldovrandi, nel Wormio, nello Scheuzero, nel Langio, e nel Listero. La loro figura è spirale, e a guisa di una chiocciola compressa, che va diminuendo nella sua grossezza a proporzione, che si avvicina al Centro, ed è divisa in tante Cellette da uno spartimento intermedio; Si osserva poi la loro superficie o liscia, o striata, o segnata da rabeschi, o da tubercoli. Sono di colore o rossiccio, o bianco, o cenerino, o ferrigno, o di rame, ed alle volte sono coperti come da una crosta d’oro, e sono composti di materia petrosa, o di Ferro, o di Rame, o di Marchesita. E’ cosa certa doversi questi riporre nella classe de’ Corpi marini impietriti, o convertiti in metallo, ma la difficoltà si riduce in determinare la qualità precisa dell’ Animale, da cui hanno avuta l’origine. Due sono intorno a questo articolo le opinioni più plausibili. La prima è di quelli, che sostengono non essere altro i Corni di Ammone, che Nautilj Indiani impietriti. Il Boccone nelle sue ricerche, e Osservazioni naturali lett. 20. asserisce avere osservato un guscio di Nautilio attaccato ad un Corno d’Ammone. Lo stesso crede ancora M. Jusseu nelle Memorie dell’Accad. Real. di Parigi dell’Anno 1722. Il quale paragonando i Corni di Ammone con i Nautilj, mostra non essere i primi se non Nautilj impietriti; e siccome vi sono più specie di Corni di Ammone, e paragonandone tre degli uni con tre degli altri, fa vedere la loro esatta corrispondenza. Come che poi i Nautilj sono Testacei, che si trovano ne’ Mari Indiani, e come che i Corni d’Ammone si ritrovano in gran numero nella Francia, nell’Inghilterra, nella Germania, nell’Italia, da ciò deduce M. Fontanelle, che una volta il Mare dell’India abbia coperta tutta l’Europa. Altri poi credono, che passi molta differenza tra i Nautilj, ed i Corni di Ammone. I. Perché la superficie de’ primi è liscia, quella de’ secondi distinta in tanti spartimenti; 2. Perché la spine dei Nautilj sono in minor numero di quelle de’ Corni di Ammone; 3. Perché le spine non si distendono con egual porzione dal centro all’estremità dell’imboccatura, imperochè in eguali distanze dal centro il Nautilio si dilata più, e termina in un orifizio più largo di quello facciano i Corni di Ammone; 4. perché gli spartimenti, che formano le cellette de’ Nautili sono forate, il che non succede ne’ Corni d’Ammone. Si tralasciano le opinioni di chi ha creduto essere questi o spine di Pesce ritorte a guisa di spire, o scheletri di serpenti, o vermi, o di chi ha creduto essere una produzione della Terra, assicurando averne osservati i primi rudimenti, e prese le misure di essi col compasso, averli veduti crescere da un giorno all’altro. Il dottissimo Sig. Beccari osservò una copia grande dei minutissimi Corni d’ Ammone fossili in una certa arena gialla di Bologna, come costa dal primo Tomo de’ Commentarj dell’ Instituto di quella Città, ed il celebre Sig. Giano Planco osservò molte specie diverse di tali piccolissimi Corni nativi nell’arena del Lido di Rimini, da che diede notizia al Pubblico nel suo Lib. de Conchis minùs notis.
 
 
 40. MADREPORA Coralloide fossile, che si trova nelle Crete dilavate dalle piogge, ne’ più alti Monti intorno al Castello di S. Casciano de Bagni, ed anco nella Creta intorno a Siena.
 
 
 41. MADREPORA stellata, ed alcuni frammenti di essa mezzi impietriti, dove si vedono i principj della Pietra Astroite; si trova presso la Città di Mont’Alcino in Luogo detto Quercecchio d’appartenenza del Monastero di Mont’Oliveto Maggiore.
 
 
 42. SASSO ventricoso, o come altri vogliono Legno impietrito stato trovato a Casanovole.
 
 
 43. LEGNO bituminoso impietrito, che si trova in d. Luogo di Montisi trà’l Podere detto Renello, e l’altro detto Orbigliano.
 
 
 44. DENDRITI, o Pietre Alberesi, che si trovano in varj Luoghi della Montagnola; queste furono trovate nel Podere di Pelli della Cura di Radi.
 
 
 45. Tre specie di DRENDITI diverse: Una che si vede prodotta nella grossezza della Pietra, altra di color giallo aranciato, ed altra di color nero in Pietra turchina. Si trovano in abbondanza a Rapolano in Luogo detto Monte Camerino.
 
 
 46. AMIANTO Petroso, Legnoso, e Setaceo, che si trova presso alla via, che da Casal maggiore porta al Castello di Pari.
Annotazione
Notissima, e molto celebre è la Pietra Amianto, detta ancora Asbeste, o Lino Asbestino, per la forza di resistere a qualunque violenza di fuoco senza consumarsi, né risolversi, e per l’uso, che anticamente se ne faceva, di filarla nella maniera stessa del Lino commune, e tesserne le tele, quali si purgavano dalle immondizie col gettarle nel fuoco, restando in tal guisa così pulite come se si fossero lavate con l’acqua. Nelle vesti formate da queste tele s’involgevano i Cadaveri de’ Re, e de’ gran Personaggi, acciocchè bruciati dentro a un tale invoglio, restassero pure le ceneri di esse, senza mescolanza d’altre materie eterogenee. Il colore di questa Pietra è bianco, o cenerino, o ceruleo, o verdastro, o bigio, o ferrigno. Nella sua struttura è molto simile all’Allume piumoso, per essere scissile, e filamentoso; si distingue però da esso, prima per il sapore, che nell’Allume è astringente, ma l’Amianto punge la lingua, e fregato esternamente alla cute, sveglia un bruciore a guisa dell’ortica; in secondo luogo l’Amianto posto nell’acqua va al fondo, e l’Allume galleggia, e per terzo l’Allume piumoso gettato nel fuoco si liquefà, e rigonfia, al contrario l’Amianto né si brucia, né si risolve. In quanto all’arcano di filare questa Pietra, e tesserne le tele, si riduce alla separazione della parte filamentosa dalla terrestre, e più impura, mostrando l’osservazione, che quando questi fili sono uniti, e mescolati con le parti terrestri, riescono duri, e ruvidi, ma separati da essa divengono morbidi, e pieghevoli. L’artifizio di questa separazione, si pretende, che consista in quell’istesso, con cui si prepara, e si lavora il Lino volgare, che è di tenere l’Amianto a macerare per qualche tempo nell’acqua tiepida, o in’altro menstruo proprorzionato; quindi si maneggiano, e si slargano, e si separano i fili, tanto che cada una certa terra, che li tramezza, e l’acqua divenga gialla. Separata la terra, si lavano diligentemente le fila, si fanno asciugare, e poi si cardano a guisa della Lana, e per ultimo si filano con un filo di Lino commune, bagnando le dita con olio, acciò divenga il filo più pieghevole, e le dita non risentino il bruciore, che reca l’Amianto. Questi fili si fanno tessere a guisa delle tele ordinarie, e poi la tela si getta nel fuoco, acciocchè bruciato il Lino, resti questa di puro Amianto. Riescono però ordinariamente queste tele molto grosse, conforme si vede in varj pezzetti di esse, e nelle fila, e nelle trine, che si conservano ne’ Musei. Come che poi sono varie le specie degli Amianti secondo la varietà de’ luoghi, ne’ quali nascono, da ciò deriva, che alcuni sono più, ed altri meno capaci ad essere filati. Quelli, che hanno i fili più lunghi, e più sottili, riescono più a proposito per questo lavoro. L’Amianto, che nasce nell’Isola di Cipro si stima molto per la morbidezza, e sottigliezza de’ fili, quello di Corsica poi si valuta per ragione della lunghezza di essi. Se ne fabbrica ancora la Carta, quasi nella stessa maniera, con cui si lavora la Carta ordinaria.
 
 
 47. TALCO Minerale con qualche piccola porzione d’Argento, che si ritrova a Massa di Maremma in luogo detto sopra la Fonte di Brenna.
 
 
 48. POLVERE volgarmente chiamata aurea, che si trova in quantità tra Arcidosso, e S. Fiora, nel Comune di Bagnora, e per la maggior parte è Talco.
Annotazione
E’ il Talco una Pietra composta di sottilissime laminette lucide, e alquanto pieghevoli di colore d’Argento, o di Oro, tal’ora verdastro, e qualche volta ancora nero. Vedesi altresì spesso nelle Pietre a guisa di piccole squamme d’Oro, o d’Argento, delle quali dette Pietre sono asperse, o pure trovasi in forma di polvere, siccome sono un vero Talco quelle particelle lucide a guisa di Polvere cristallina, che si osservano nelle arene, nelle terre, ed in alcune pietre. Conviene con l’Amianto, in quanto ancor esso resiste alla forza del fuoco, in cui né si fonde, né si calcina, né perde il colore; per asserzione però di alcuni mescolato con doppia dose di Borace, si liquefà ad un grado estremo di fuoco. Non ha alcun uso nella Medicina, benchè da alcuni temerariamente si proponga per le dissenterìe, per lo sputo di sangue, e per il flusso dell’Emoroidi. Si prattica dalle Donne in più maniere per conservare la bellezza del loro volto, e particolarmente coll’arrovire più volte il Talco nel fuoco, ed altrettante estinguerlo nell’acqua fredda, con che si riduce facilmente in polvere impalpabile di colore d’Argento, macinandolo sopra il Porfido, colla qual polvere ne formano poscia le loro pomate. Moltissime sono le operazioni tentate dai Chimici per cavare l’Olio dal Talco ad oggetto di fissare con esso il Mercurio, o di trasmutare il Rame in Argento; Ma sono stati inutili tutti i loro tentativi, imperochè se alcuna cosa si cava dal Talco, che abbia somiglianza con l’Olio, questa è un prodotto non già del Talco, ma delle cose, che vi aggiungono per l’operazione. Dicesi ancora, che a motivo della sua resistenza al fuoco, e per essere facile a tagliarsi col ferro in varie forme, se ne facciano da alcune Nazioni i vasi per servizio delle loro Cucine.
 
 
 49. TARSO di prima specie ritrovato a Torri in distanza da Siena miglia sette, e se ne trova per tutta la Montagnola, ma particolarmente alle falde della medesima.
 
 
 50. TARSO di seconda specie, ritrovato nella Villa, detta Ferratore del Sig. Cav. Giovanni Venturi Gallerani, in luogo detto Montiglioni.
 
 
 51. ACOIORE trovate a Chiusi in un podere delle Monache di S. Stefano di detta Città.
 
 
 52. SOLFO biancho inteso ancora generalmente per Terra di Bulicame, che si trova presso a Mont’Antico nel Torrente, chiamato il Lescone, alle rive del quale sgrottandosi la terra per le acque correnti, si scoprono queste palle di solfo, che altre sono di figura sferica, ed altre di figura ovale.
 
 
 53. FIOR di solfo, che si trova in quantità fra Paganico, e Pari nella Bandita di Gello, e Cavallini.
 
 
 54. MINERALE Sulfureo, che si trova presso all’Osterìa di Palazzo al Piano.
Annotazione
Il Solfo è un corpo fossile, solido, secco, friabile, ad un fuoco moderato si fonde, ed acceso tramanda una fiamma cerulea, ed un vapore volatile suffocativo. Si divide per ragione dell’origine in nativo, ed artefatto. Il primo si cava dalla terra, ed è o giallo, e trasparente a guisa del succino, o rosso, e trasparente come il Rubino detto ancora solfo aureo, oppure è opaco, e giallo, o bianco, o cenerino, o misto d’altri colori. L’artefatto poi si cava col fuoco da varie Miniere, e Piriti. Dalle osservazioni fatte nell’analisi sopra il solfo comune, da M. Hombergh, ed inserite nelle Memorie dell’Accad. Real. di Parigi dell’Anno 1703., Sappiamo essere egli un composto di Sale acido, di terra, e d’ una materia crassa bituminosa, ed infiammabile, ed anche di un poco di Metallo. L’ Acido del solfo è precisamente lo stesso di quello del Vetriolo, ed anche di quello dell’ Allume, i quali tre Minerali non differiscono fra loro, se non per la materia, che il medesimo Sale acido ha disciolto. Un’ olio denso, e rosso, come il sangue, che M. Hombergh cavò dal solfo comune, e che raffreddato prese una consistenza di gomma, credè essere la vera parte infiammabile del solfo. Questa gomma non ha l’odore disgustoso di esso, ma ne ha uno grato, e balsamico, perché spogliata del sale acido, e se ne scioglie una porzione nello spirito di Vino. La terra del solfo è estremamente fissa, perché spogliata della materia oleosa, da cui deriva la volatilità di tutto il misto. Questa è inalterabile ad ogni gran fuoco, e posta allo Specchio ustorio del Palazzo Reale, né si fuse, né si infiammò ed allora solamente divenne vetro, quando vi fu mescolato il Borrace. Il solfo ricusa di sciogliersi nell’ acqua commune, ma si scioglie bensì nella liscìa di Calcina viva, di Sal di Tartaro, e in altri liquori alcalini, e negli olj. La soluzione di esso con Corpi alcalini tinge di nero l’ Argento, ed offusca il di lui splendore. Mescolato con un sale alcalico, e liquefatto al fuoco, si converte in una massa di colore sanguigno, detta dai Chimici Hepar sulphuris, che si scioglie nell’ acqua commune, nell’ aria umida va in deliquio, e spira un grave odore sulfureo, simile a quello tramandato dalle Acque termali solforate. Da questa massa per mezzo dello spirito di vino rettificato se n’ estrae una tintura gialla, che tinge di nero l’ Argento. Altra tintura consimile si cava col far bollire il solfo, e la calcina viva in acqua commune, a cui se si aggiunge un qualche liquore acido, il solfo si precipita al fondo in forma di polvere bianca. E’ ancora lo solfo un gran correttivo di veleni. L’ Arsenico unito a porzione eguale di solfo liquefatto, si snerva talmente, che dato alla dose di una dramma ad un Cane, non li produce alcun effetto cattivo. Il Regolo d’ Antimonio, di cui pochi grani svegliano vomiti, e scioglimenti di ventre fierissimi con molta smania ad ogni Uomo robustissimo, fuso con parte eguale di solfo, diviene affatto inefficace. L’ Argento vivo pure pestato, o fuso col solfo, perde la sua grande attività. E’ cosa mirabile, che il solfo promuove la liquefazione de’ metalli difficili a fondersi, come sono l’ Argento, ed il Rame, ed impedisce la liquefazione di quelli, che facilmente si fondono, come sono il Piombo, e lo Stagno. Per via della distillazione non se ne cava né spirito, né olio, né altra cosa, ma si sublima in fiori, attaccandosi al collo della Storta. Il vapore del solfo acceso impedisce le fermentazioni, e le sopprime quando sono cominciate, impedisce la putrefazione, e cagiona la suffocazione negli Animali, il che però non succede quando brucia prontamente col Nitro. Il detto vapore corregge pure l’ eccessiva attività purgante dello Scammonio, lo rende più mite, e in tal guisa si prepara il Diagridio solforato. Ha molto uso in Medicina lo solfo tanto internamente, che esternamente, conforme è noto, e varie sono le Preparazioni Chimiche di esso, come i Fiori, il Latte, l’ Olio, e lo Spirito.
 
 
 55. CARBON FOSSILE, che si trova in quantità nella Montagnola in luogo detto Falsine, Villa de’ Sigg. Chigi.
Annotazione
Viene annoverato il Carbon fossile fra corpi bituminosi, e chiamasi con questo nome per la simiglianza, che ha nel colore, nella sostanza, e nell’ uso col carbone preparato dal Legno, al pari del quale brucia, e si accende. Esso non è altro, che una terra rara, e spugnosa, e intimamente impregnata di copioso sugo bituminoso. Dal Carbon fossile distillato se ne cava prima la flemma, dopo uno spirito sulfureo un poco acro, a cui succede un’ olio sottile, e in appresso un’ olio più crasso, che va al fondo, dipoi con forza maggiore di fuoco si cava un sale acido simile al Sale di succino, restando in ultimo una terra nera, e leggiera. Lo spirito estratto comparisce bianco, ma col progresso del tempo diviene rosso-oscuro, e mescolando con esso lo spirito di Nitro, si sveglia l’ effervescenza, ed il liquore si turba; se poi vi si unisce la calcina, esala uno spirito volatile, che ferisce gravemente le Narici. L’ olio crasso spira odore di solfo minerale, e tinge di nero l’ Argento, indizio manifesto di solfo; ed il sale acido sveglia delle bollicine d’ aria nello spirito di Sale Ammoniaco, le quali si uniscono nel fondo del vaso. Da tutto ciò comparisce, che il Carbon fossile è un composto di terra rara, e spugnosa, di parti oleose, sulfuree, acidule, ed alcaline sottilissime. Il dilui vapore tramandato in atto di bruciare è molto grave, e puzzolente, ma attivissimo a purgare il Corpo Umano, ed il sangue dall’ eccessiva umidità, e preservarlo dalla coruttela, e dalla putrefazione. Mostra l’ esperienza essere questo vapore un sicuro correttivo dell’ Atmosfera umida, e meno ellastica, e si giudica un preservativo dalla Peste, dai mali Epidemici, e contagiosi, se però detto vapore è troppo denso, e copioso, riesce nocivo, poiché risecca i polmoni, restringe le di lui vessighette, logora i Piombi, e i ferri delle finestre, e inaridisce gli Alberi, e le Piante de’ Luoghi circonvicini.
 
 
 56. LEGNO incrostato da una parte da una grossa corteccia di Bitume: Si trova in distanza di 3. miglia dal Castello di Montisi in Luogo detto il podere di Renello.
Annotazione
Quivi sono per certi Fossi alcuni strati di Terra bituminosa, ò Carbon fossile, ad uno de’ quali fu attaccato fuoco appostamente negli ultimi giorni del 1749., ed ora in Giugno 1750. Stile comune continua ancora ad ardere consumando con lentezza quelle materie bituminose: Alcuni Vecchi Paesani hanno affermato, che attaccato il fuoco altre volte a queste vene, da essi chiamate di Legnosasso ha persistito ad ardere per più Anni; E se ne può restar persuasi, considerandosi quanto poco abbia il fuoco divorato nello spazio di sei mesi; Onde dovendosi colla stessa proporzione consumarsi tutte quelle vene bituminose, che sono per quei fossi, v’ abbisognerebbe il corso di molti, e molti anni: Da ciò si può adombrare la spiegazione de’ Vulcani, o Montigniuomi, e capacitarsi in qualche modo, come un fuoco perenne arda nelle loro viscere.
 
 
 57. SALE Calcario Amaricante della Creta. Le osservazioni su questo sono nella Lettera scritta dal Dott. Giuseppe Baldassarri al Sig. Dot. Saverio Manetti qui inserita, &c.
 
 
 58. ALLUME, che si trova vicino a Massa di Maremma, in luogo detto il Poggio del Palazzo alle Cave, distante da Massa circa miglia 4. e mez. delle ragioni della Communità di detta Città.
 
 
 59. ALLUME, che si trova in grande abbondanza a Monte Rotondo, in luogo detto Monte Leo, vi è attaccato porzione d’Antimonio, o più tosto di Piombo.
Annotazione
L’Allume è un Sale, che è o nativo, o artefatto. Le specie dell’Allume nativo sono molte, e differenti fra loro nella consistenza, nel colore, e nella figura, poiché vi è il liquido, il solido, il più, e meno pingue, il candidissimo, il bianco, il cenerino, il giallo, il violaceo, il rosso, il nero, il piumoso, il rotondo, il pumicoso, il talare, il laterculare, il crustario &c. Varie altresì sono le maniere, con le quali si estrae l’ artefatto da varie Pietre, Miniere, e Piriti. La figura de’ suoi cristalli è ottaedrica, cioè composta di due Piramidi sopra base quadrata. Se si getta nel fuoco bolle, e rigonfia, producendo una spuma bianca, e resta privo di sapore a guisa di un Corpo tenero, friabile, e spugnoso. La di lui soluzione accaglia il Latte, intorbida, e fa divenir bianca l’ infusione delle Galle, con l’ olio di Tartaro forma un coagulo denso, senza esalare fumo, o calore, e non muta la soluzione del sublimato corrosivo. Per via della distillazione si cava da esso uno spirito acido simile a quello del vetriolo ma non in tanta quantità, e non se ne può cavare un liquore acido potentissimo, come l’ olio del vetriolo, poiché la terra astringente, che è la base dell’ allume, ritiene così strettamente una parte di acido, che non può separarsi ancora con la forza maggiore del fuoco. Ed in fatti ciò, che rimane dopo la distillazione, se si scioglie nell’ acqua, e la soluzione si condensa, nascono nuovamente i Cristalli alluminosi. Benchè però l’acido dell’Allume non possa espellersi tutto nella distillazione per la forte coerenza con la terra, nondimeno quella porzione, che si distilla, si cava con minor grado di fuoco, e in minor tempo, di quello si faccia nel distillare lo spirito del vetriolo. Dal che si deduce, che l’Allume è un composto d’acido vetriolico, e d’ una terra astringente bolare, o cretacea, che strettissimamente si uniscono insieme. Tra le altre ragioni, per le quali si conchiude essere l’Allume un composto d’acido vetriolico, e di Terra cretacea, o argillosa, o bolare, si può addurre una casuale osservazione del celebre Stalio, il quale nel distillare lo spirito di Vetriolo, si servì una volta d’ un Recipiente fatto d’Argilla, di buona qualità, ma non ridotto a cottura di vetro, dal che accadde, che lo spirito s’insinuò nella sostanza porosa di d. Recipiente di Terra. Col progresso del tempo questo comparve bianco, e quasi ricoperto, e vestito di una lanuggine, si vidde a poco a poco fendersi in tutte le parti, e risolversi in una sostanza friabile, dalla quale sciolta nell’acqua, ne fu cavato l’Allume ordinario. La convenienza, che passa tra l’acido dell’Allume, e quello del Vetriolo si dimostra dai seguenti sperimenti. Prima collo spirito di Allume, e col ferro si prepara il Vetriolo di Marte nella stessa maniera, che si fa collo spirito di Vetriolo, ed in secondo luogo, tanto col Vetriolo, che coll’Allume uniti al Nitro si prepara l’acqua forte. Di più l’acido dell’Allume unito ad un Sale alcalino si converte in un Sale terzo, dal quale squagliato nel crogiuolo con un poco di Sale di Tartaro, e con carbone polverizzato, ne resulta una massa rossiccia, che contiene in se il vero solfo minerale, e lo stesso succede coll’acido Vetriolico. Con tutto però, che l’Allume, e il Vetriolo convengano fra loro per ragione del principio acido, sono differenti nondimeno a motivo della terra, in cui è concentrato quest’acido, poiché quella del Vetriolo è di qualità di Ferro, o di Rame, e quella dell’Allume è una terra cretacea, o bolare. Dalla diversità di questo principio passivo nasce ancora qualche diversità ne’ loro effetti, poiché oltre la diversità del sapore, la soluzione dell’Allume non intorbida, né precipita l’Oro, o l’Argento sciolto, né fa divenire nera la decozione delle Galle, o de’ Balaustri, conforme accade col Vetriolo. Merita d’essere avvertito, che le Miniere dell’Allume, spogliate del suo Sale, ed esposte all’aria aperta, nuovamente s’imbevono di esso; e se l’Allume crudo si calcina al fuoco gagliardo, sino a tanto, che non resti nella sua terra alcun vestigio di Sale, questa terra esposta all’aria, cresce di peso, e si rinnova il sapore alluminoso. E’ l’Allume un potentissimo astringente, si pratica nella Medicina particolarmente all’esterno, e quando è bruciato, si usa per consumare l’escrescenza della carne. Si propone ancora per altri mali, e specialmente per le febbri intermittenti, usato internamente; ma però quest’uso interno dell’Allume è sempre sospetto, e pericoloso, né deve farsi senza una particolar cautela, e considerazione.
 
 
 60. VERDERAME Minerale, o sia di Cava, che si trova in qualche abbondanza a Massa di Maremma ne’ luoghi detti il Poggio al Montierino, e Pozzoja, si crede però, che a scavare si trovarebbe migliore, essendo questo di quello, che esce dalla superficie del Terreno.
Annotazione
Non consiste in altro il Verderame, che in particelle del Rame sciolte da qualche Sale acido, e intimamente unite con esso. Questo pure è di due specie, uno nativo, che si raccoglie dalle Miniere del Rame, e fiorisce in esse in forma di piccoli vermetti, detto Verderame vermicolare; L’altro è il fattizio, e si rade dalle lastre del Rame, corroso prima da qualche acido, come dall’Aceto, dall’acqua salata, e dalla vinaccia.
 
 
 61. LAPIS LAZZULI imperfetto,che si trova superficialmente nel Terreno a Massa di Maremma in luogo detto Pozzoja, e a struggerlo se ne cava del Rame.
Annotazione
Il Lapis Lazzuli detto ancora Lapis Cyaneus per il suo colore ceruleo, simile a quello del fiore di quella Pianta, che chiamasi Cyanus segetum flore caeruleo C. B. Pin. è una Pietra dura di colore d’Azzurro, e sparsa di varj punti, e venette di colore d’Oro, e talora anche d’Argento. Questo è di due specie; uno è Orientale, e si porta a noi dall’Asia, e dall’Affrica, riesce molto duro, e resiste alla forza del fuoco. L’altro chiamasi Occidentale, e trovasi in alcuni luoghi della Germania, e dell’Italia, e riesce meno duro, e meno resistente dell’Orientale. Dall’uno, e dall’altro si cava per uso della Pittura un colore molto prezioso, chiamato Oltramarino, quale resiste alle ingiurie dell’Aria, né si muta per la lunghezza del tempo, se è preparato col Lapis Lazzuli Orientale, ma fatto coll’Occidentale riesce detto colore più ignobile, si altera esposto all’aria, e col tempo diviene verde. Si cava dalle miniere dell’Oro, e dell’Argento, e del Rame. E’ dotato della facoltà di purgare sotto, e sopra, e perciò vien commendato dagli Autori per le Affezioni melancoliche, per la Quartana, per l’Apoplessìa, per l’Epilessìa &c. Galeno, e Dioscoride riconobbero in esso la forza corrosiva, quale alcuni crederono potersi correggere con le lozioni fatte con l’acqua, ma ciò falsamente, poiché lavato, e non lavato ritiene sempre l’istessa attività. Il suo colore Ceruleo deriva dalle particelle del Rame, da cui dipende ancora la forza purgante emetica, e corrosiva.
 
 
 62. MANGANESE, che si trova alle Serre a Rapolano nel Podere detto la Selva.
Annotazione
La Manganese, detta ancora Magnesia per una certa similitudine, che ha colla Calamìta, è una sostanza fossile, metallica, friabile, di colore ferrigno, e che contiene ancora porzione di ferro, come si deduce dal colore, e da altri effetti, poiché versandovi sopra gli spiriti acidi de’ Minerali, come v: g: di Vetriolo, fa l’effervescenza a guisa del ferro. Non ha alcun’ uso nella Medicina, ma se ne servono i Vetrai, prima per purgare il Vetro dagli altri colori, cioè dal verde, e dal ceruleo, mescolandola in poca quantità col vetro fuso, e lo rende più chiaro, e perciò chiamasi sapone del Vetro. Se poi si mescola con esso in dose maggiore, lo tinge di color violato, e in quantità anche più grande lo tinge nero. Se ne servono ancora i Vasai per colorire di violato, e di nero i loro lavori, nel modo stesso, con cui si servono della Zaffera per tingerli di ceruleo.
 
 
 63. LAPIS ROSSO, che si ritrova in distanza da Siena miglia 4. in luogo detto Quercia grossa.
Annotazione
Questa pure è una Pietra, che contiene sostanza ferrigna; Da alcuni si annovera tra l’Ematiti, e da altri tra le Rubriche fabrili, benchè a dir vero pare, che le convenga un grado di mezzo tra le prime, e le seconde.
 
 
 64. MARCASITA in globetti, che si trova presso il Castello di Sasso Fortino Potesterìa di Roccastrada, e si trova in abbondanza.
 
 
 65. MARCASITA unita al Cristallo di Monte, che si trova facilmente nell’Isola del Giglio.
 
 
 66. MARCASITA, che si trova in qualche quantità nella Montagnuola, ma particolarmente in alcuni Fossi presso alla Villa della Sughera de’ Sigg. Perfetti.
 
 
 67. MARCASITA mista con Talco Minerale, che si trova in abbondanza a Prata di Maremma nelle Strade sotteranee in luogo detto la Porta al Ferro.
 
 
 68. MARCASITA, che si trova a Massa di Maremma ne’ Luoghi detti sopra la fonte di Brenna, e Poggio al Montone.
 
 
 69. MARCASITA, che si trova in abbondanza a Chianciano nel Torrente detto il Lastron vivo.
 
 
 70. MARCASITA, che si trova a Castiglioncello Bandini nel Fosso del Mulino a i confini di Porrona, alla volta di Scirocco, in distanza da Siena miglia 30.
 
 
 71. MARCASITA, che si trova a Roccastrada in luogo detto Poggio Mozzetto.
 
 
 72. MARCASITA, che si trova a Montieri, in luogo detto le Carbonaje.
 
 
 73. MARCASITA tuberosa, e Vetriolica, si trova in vicinanza della Città di Mont’Alcino in Luogo detto il Romitorio, la quale da’ Chimici chiamasi Miniera di Marte Solare; esposta all’aria libera, si calcina, risolvendosi in una polvere nera composta di Vetriolo verde, solfo, e terra.
Annotazione
Sono le Marcasite, dette ancora Piriti, un composto di Solfo di Terra, e di Metallo imperfetto, e variano molto fra loro nella figura, nella grandezza, e nel colore, poiché vi sono le globulose, le ovali, le tuberose, le compresse, le cubiche, le parallelopipede, altre contenute da varie superficie piane inclinate fra loro ad angoli diversi, altre senza figura costante, altre sono sciolte, altre incastrate nelle Pietre, altre piccole, e minute, altre molto grandi. Il loro colore suol essere, o d’Oro, o d’Argento, o di Rame, o di Ferro. Queste o fregate insieme, o pestate, o riscaldate dal fuoco, tramandano un grave odore di solfo, e poste ad arrovire nel fuoco, perdono il loro splendore, e divengono rosse. Ve ne sono alcune di colore d’Argento, che contengono una parte d’Arsenico, due di Ferro, ed una Terra più grossolana, e da queste poste in fornace a vetrificarsi, se si raccolgano l’esalazioni, che si attaccano in forma di fuliggine, e se li si fanno le dovute preparazioni, se ne cava l’Arsenico in quella stessa guisa, che si cava dalla Miniera del Cobalto, nella fabrica dello Smalto. Trovansi ancora alcune specie di Marcasite, che esposte all’aria libera si calcinano, e si risolvono in vetriolo, ed alle volte dalle stesse se ne cava ancora l’Allume, poiché quando uno spirito acido rode la sostanza metallica, si genera il Vetriolo, e se d. Spirito rode la terra annessa alla parte metallica, si genera l’Allume, talmente che dalle stesse Marcasite può cavarsi il Solfo, il Vetriolo, e l’Allume. Pensano alcuni, che l’origine dell’acque acidule debba attribuirsi alle Marcasite sulfuree, e martiali, ed a varie terre con esse rimescolate, e la cagione di ciò credono essere la seguente. Quando le Marcasite si riscaldano con fuoco gagliardo, n’esala una gran quantità di Spirito sulfureo non solamente sottile, e volatile, ma di una natura un poco più fissa, il quale spirito unito colla Terra calcaria, genera un sale fisso. Ma quando le Marcasite si riscaldano con poco grado di calore, n’esala solamente uno spirito più sottile, il quale penetrando nell’acqua, si unisce con poca forza alla Terra calcaria, che trovasi nell’acque di fonte, ed in tal guisa si produce un Sale di una materia così poco fissa, e poco costante, che a motivo dalla communicazione dell’aria aperta, e di qualunque grado di calore, si disunisce facilmente lo Spirito della Terra, e si distrugge la composizione del Sale. Soggiungono poi, che il Sale alcalino dell’Acque termali, e delle acidule è un prodotto di d. spirito, quale quando si unisce colla Terra calcaria dell’acque di sorgente, degenera in un sale, che mostra tutto il Carattere d’alcalino. Imperochè costa da varj sperimenti chimici, che colla calcina viva, col gesso, colla creta, e con varie specie di Terre alcaliche unite ad uno spirito acido può prepararsi un Sale d’indole alcalica, che negli effetti corrisponde al Sale cavato dall’Acque termali. Altri pongono per fondamento del loro parere una casuale osservazione, fatta sopra alcune Marcasite (non già di quelle, ch’esposte all’umido, o all’aria, si risolvono naturalmente in vetriolo, ma di quelle, che vi si mantengono intatte) le quali poste in vicinanza di alcuni vasi pieni di Spirito di Sal Marino, uno de’ quali accidentalmente restò aperto, si rivestirono subito di alcuni fiocchetti lanugginosi di qualità vetriolica, prodotti dall’esalazione dello spirito di Sale, e dall’erosione delle parti metalliche da esso fatta; Quindi deducono, che circolando per l’aria, e per le viscere della Terra lo spirito del Sal Marino, che in abbondanza trovasi in varie Miniere, corroda questo le Marcasite, e separi la parte infiammabile del Solfo dal dilui acido, del quale una porzione unita alla parte Metallica produca il Vetriolo, e l’altra unita a varie Terre calcarie, generi un Sale tendente all’alcalino, che è quello, che trovasi, o nelle acidule, o nelle termali.
 
 
 74. ANTIMONIO, che si trova facilmente, ed è sparso per i Boschi prossimi a Castel del Piano, non è però di perfezione; ma si crede che cercandosene ivi la Miniera, si trovasse puro, e migliore. Quest’Antimonio impuro è chiamato volgarmente dagli Abitatori di quella Terra col nome di Lapis Bigio.
 
 
 75. ANTIMONIO ottimo di Magliano, Feudo del Sig. Marchese Bentivogli, del quale se ne trova quantità nelle Solfatare di Magliano, luogo distante da Siena circa miglia 50. Questo purgato, che sia, può benissimo servir d’uso per la Medicina, e mostra di esser migliore di quello di Germania.
 
 
 76. ANTIMONIO, che si trova in abbondanza nelle Solfatare di Pereta, ove cavano il solfo.
 
 
 77. ANTIMONIO impuro, che si trova in abbodanza a Massa di Maremma ne’ Luoghi detti sopra la Fonte di Brenna, e Poggio al Montone.
 
 
 78. ANTIMONIO, misto però con molta Terra, che si trova abbondantemente a Casal di Pari, in distanza da Siena miglia 15. sotterra circa mezzo braccio trà il fango in luogo presso la Fonte nuova detta degli Uncini vi è mescolata gran Terra, ma quel poco d’Antimonio che vi è, riesce di ottima qualità.
 
 
 79. MINERALE con Antimonio, Marchasita, e Vetriolo per la maggior parte, che si trova in abbondanza a Stribugliano.
Annotazione
L’Antimonio è un composto di Solfo fossile, e di parte simile al Metallo, detta ancora Parte regolina, o arsenicale. E’ facile alla fusione, e concilia ancora la fluidità agli altri fossili, ma fa divenir fragili ancor questi. Il Solfo separato dall’Antimonio si manifesta in tutte le sue proprietà per vero Solfo Minerale, e commune. L’ Antimonio crudo è privo d’ogni attività corrosiva, e può praticarsi per Medicina, imperochè la parte sulfurea intimamente unita alla regolina, impedisce l’esercizio della di lei attività venefica, inviluppandola colla sua tessitura ramosa, o passando fra loro una forte mutua attrazione. Si separa la parte metallica dalla sulfurea, o con la semplice fusione, o con la detonazione fatta con Nitro, e Tartaro, o con Nitro, e Ferro, e questa parte Metallica separata dal Solfo, chiamasi Regolo d’Antimonio dotato di grande attività irritante, e corrosiva, quale però nuovamente perde, se si fonde con egual porzione di Solfo. Si fanno coll’Antimonio varie preparazioni dai Chimici, quali sono il vetro, il croco, il butirro, il cinabro, lo stibio diaforetico, il nitro stibiato, la tintura &c.
 
 
 80. CINABRO Minerale, che si trova frà Castel del Piano, e S. Fiora.
Annotazione
Il Cinabro nativo è una sostanza fossile, metallica, grave, non molto dura, la quale si trova nelle Miniere, o pura, o mescolata co’ sassi. Ognuno sa, essere il Cinabro un composto di Mercurio, e di Solfo, poiché se ad esso si unisce la calcina viva, o la limatura di ferro, se ne cava per mezzo della distillazione l’Argento vivo; e se si fa bollire con qualche liquore lissivioso, ma gagliardo, e alla decozzione separata dal Mercurio si aggiunge l’Aceto stillato, se ne ricava il Solfo minerale. Maggior riprova però di ciò l’abbiamo nella preparazione del Cinabro artifiziale, che si fa, unendo Solfo, e Mercurio, e sublimandoli, conforme è noto ad ogni Chimico. Si pratica moltissimo da’ Medici per la cura di varj mali, e specialmente dell’Epilesìa, della Vertigine, della Mania, e di altri mali di capo, e di nervi. Succede alle volte, che il cinabro nativo a cagione di alcune particelle, o vetrioliche, o arsenicali, delle quali è imbevuto, produca nausea, vomito, e smania, con tuttoche sia purgato con più lozioni, perciò è cosa più sicura il prescegliere per uso della Medicina il Cinabro artifiziale.
 
 
 81. MINERALE ferreo, ma assai cattivo, che si trova in abbondanza a Pari, in luogo detto il Colle di Bell’Aria.
 
 
 82. PIOMBO di Miniera, che si trova in qualche abbondanza a Massa di Maremma nella superficie del Terreno in Luogo detto Serra Bottini delle Coste.
 
 
 83. MINERALE composto di Piombo, e d’Antimonio, ma Piombo per la maggior parte; è stato trovato a Massa di Maremma in luogo detto il Molin presso.
 
 
 84. MINERALE d’Argento con Rame, che si trova in abbondanza a Massa di Maremma, in luogo detto le Coste di Pozzoja.
 
 
 85. MINERALE Argenteo dell’antiche Cave di Montieri, distante da Siena miglia 19.
 
 
 86. MINERALE con Oro, ma scarsissimo, che si trova a Massa di Maremma in Luogo detto le Coste di Pozzoja, e si trova sparso sopra il Terreno, senza che ne sia stato tentato lo scavo.
 
 
 87. MINERALE misto, che si trova a Massa di Maremma in luogo detto Rigo all’oro nella spiaggia, che pende verso Levante; vi si vedono tre cave ripiene, fatte però in forma di Pozzo, e da’ Getti antichi del Minerale, si vede che è un misto di Metalli, e si vuole, che consista per la maggior parte in Marcasita, e per la minor parte in Argento, e qualche altro Minerale.
 
 
 88. MINERALE ferreo, che si trova tra le Serre a Rapolano, e Modanella in luogo detto Poggio Martini; questo Minerale si scuopre, e si raccoglie facilmente nella superficie del terreno, ma è assai povero.
 
 
 89. MARMO, che ha le macchie pavonazze, e aranciate molto simile al Marmo, chiamato Broccatello di Siena, che nasce, e si trova a capo della Valle di Rosìa in luogo detto Mont’Arrenti, e benchè questo si trovi vicino al detto Marmo di Mont’Arrenti non è di cava, e si trova ne’ boschi della Villa di Spannocchia in luogo detto le Marmiere, distante da Siena miglia 9.
 
 
 90. MARMO, che ha macchie scure, e venature gialle, che si trova nella Montagnola presso a Siena, in luogo chiamato Marmoraja, appartenente al Sig. Co: Bichi, distante da detta Città miglia 7.
 
 
 91. MARMO di color rosso fosco con macchie bianche, che si trova nel distretto dell’Abazìa di S. Galgano a Frosini in distanza dalla Città di Siena circa miglia 12. è alquanto poroso, e oltre al non essere benissimo serrato, si crede, che la Cava sia povera. Dalli Scarpellini è volgarmente chiamato Mistio di Frosini.
 
 
 92. MARMO giallo con minute macchie bianche, che si trova nella Montagnola in luogo detto Pelli, nella Tenuta del Nob. Sig. Marc’Antonio Lucarini; la Cava è abbondante anche di pezzi grandi, e dagli Scarpellini si chiama volgarmente Giallo di Siena.
 
 
 93. MARMO di color rosso, ma poco acceso, che si trova a Gerfalco. La Cava è abbondante, e si cavano pezzi di mediocre grandezza, e dagli Scarpellini vien’ chiamato Rossetto di Gerfalco.
 
 
 94. MARMO di color bigio chiaro, che si trova nella Montagnola in luogo detto Marmoraja, appartenenza del Sig. Conte Carlo Bichi; La Cava n’è abbondante, e se ne cavano pezzi di mediocre grandezza, e dagli Scarpellini vien chiamato Mistio di Marmoraja.
 
 
 95. MARMO bianco con venature bigie, che si trova parimente nella Montagnola, in luogo detto Rossa, distante da Siena miglia 9. La Cava n’è abbondante, e se ne cavano pezzi di mediocre grandezza.
 
 
 96. MARMO nero, che si trova in Vescovado, in luogo detto Vallerano. La Cava è molto abbondante, ma non di pezzi grandi.
 
 
 97. MARMO con macchie gialle, e pavonazze, che si trova a capo la Valle di Rosìa, in distanza da Siena circa miglia 9. in luogo detto Mont’Arrenti, ed è inteso generalmente per Broccatello di Siena, bastantemente noto per tutta l’Italia, e fuori.
 
 
 98. MARMO con macchie rosse di color cenerino, ed altre bianche lattate, che si trova nelle Maremme di Siena presso al Castello di Caldana Feudo del Sig. Co: Bichi, in luogo detto sotto il Convento distante da detto Castello circa 400. passi. La Cava è molto abbondante anche di pezzi grandi.
 
 
 99. MARMO bigio, che si trova nella Montagnola in distanza da Siena miglia 9. in luogo detto Valle di Radi. La Cava è abbondante anche di pezzi grandi, e dagli Scarpellini è communemente inteso per Bigio della Val di Radi. 100. Altro MARMO di Gerfalco di color di Cannella. La Cava di questo ancora è molto abbondante, e parimente vien chiamato dagli Scarpellini Rossetto di Gerfalco.
 
 
 100. Altro MARMO di Gerfalco di color di Cannella. La Cava di questo ancora è molto abbondante, e parimente vien chiamato dagli Scarpellini Rossetto di Gerfalco.
 
 
 101. MARMO di color rosso acceso con qualche venatura bianca, che si trova a Moscona presso la Città di Grosseto, distante da Siena miglia 34. La Cava è molto abbondante di pezzi grandi.
 
 
 102. Altro MARMO di Pelli tutto bianco in un Podere dell’Opera Metropolitana, ed è simile al Carrarese, se non che ha qualche falda, onde difficilmente i pezzi grandi sono servibili a fare Statue, benchè la Cava ne sia abbondante.
 
 
 103. MARMO nero con venature bianche, che si trova sotto a Mont’Alcino presso alla strada, per cui da detta Città si va al Poggio alle Mura, in distanza da Siena circa miglia 24. La Cava n’è abbondante, e dagli Scarpellini è inteso communemente per Mistio di Mont’Alcino.
 
 
 104. MARMO di Mont’Arrenti, o sia Broccatello, di quello, che si trova nella superficie della Cava, che quantunque sia più serrato, non è tanto apprezzato, quanto quello della profondità più ricco di macchie.
 
 
 105. MARMO, che ha macchie pavonazze, e verdi, e per prova fattane, di durezza uguale al Porfido, non benissimo serrato, onde non prende perfetto pulimento. Di questo ne fù trovato in qualche quantità a Mont’Arrenti superficialmente alla Cava del Broccatello, e prima, che il medesimo si scoprisse, ma dopoi, che gli Scarpellini incominciarono a internarsi, non ne trovarono più, né se ne trova al presente.
 
 
 106. MARMO con macchie bianche, pavonazze, e di color carnicino, che si trova nella Montagnola, in luogo detto la Pieve a Molli, distante da Siena miglia 8. in luogo d’appartenenza alla Chiesa Curata; La Cava è abbondante anche di pezzi grandi.
 
 
 107. MARMO con venature di colore scuro, che si trova parimente nella Montagnola in luogo detto il Poggio a Legni presso la Villa della Sughera de’ Nobb. Sigg. Perfetti, la Cava del quale è abbondante anche di pezzi grandi. 108. MARMO con macchie bianche, e nere, del quale se ne trova in abbondanza a Chianciano, chiamato Bianco, e Nero di Chianciano.
 
 
 108. MARMO con macchie bianche, e nere, del quale se ne trova in abbondanza a Chianciano, chiamato Bianco, e Nero di Chianciano.
 
 
 109. MARMO bianco, che si trova all’Albarese nella Maremma di Siena, se ne trovano pezzi grandi da far Statue, ma non prende gran pulimento.
 
 
 110. MARMO con macchie verdi, e nere muschiate, che si trova a Vallerano in Vescovado, prende un’ottimo pulimento, e la Cava è abbondante, ma non di pezzi grandi.
 
 
 111. MARMO Lumachino durissimo con macchie bianche, e nere, si trova a Mont’Antico nell’Uliveto del Podere chiamato il Vezzo.
 
 
 112. Altro MARMO di Caldana, che si trova nel luogo istesso descritto al n. 89.
 
 
 113. MARMO con macchie, e venature gialle, e nere, si trova in distanza da Siena miglia 8. nella Montagnola in luogo detto il Poggio di Rossa del Sig. Lucarini.
 
 
 114. MARMO con macchie gialle, pavonazze, e bianche, ma che non prende gran pulimento. Si trova a Tonni Possessione del Sig. Dot. Naldini in distanza da Siena miglia 9. La cava è scoperta di fresco, e v’è apparenza, che ve ne siano pezzi assai grandi.
 
 
 115. MARMO giallo con venature pavonazze. nelle quali è attaccato il principio d’un Minerale nascente, creduto Marcasita; si trova al Podere detto il Colombajo del Sig. Dot. Naldini.
 
 
 116. MARMO giallo, che si trova a Tonni nel Podere del Colombajo del Sig. Dott. Naldini, ma non in pezzi grandi.
 
 
 117. ALABASTRO con venature gialle, scure, e bianche, che si trova a Castel nuovo dell’Abbate, in distanza da Siena circa miglia 20. La cava è molto abbondante, anche di pezzi grandi.
 
 
 118. ALABASTRO con venature bige, si trova a Luriano, Villa del Sig. Marchese Chigi, distante da Siena miglia 18., è dolce assai, e non prende pulimento.
 
 
 119. ALABASTRO con macchie scure, che si trova in quantità presso al Castello di Radicondoli.
 
 
 120. GRANITO di color verde, e nero, che si trova a Mont’Antico; fin qui non se n’è scoperta la Cava, ma si trova sparso in pezzetti sopra il terreno; e si trova particolarmente ne’ Campi d’un Podere chiamato il Vezzo del Seminario Archiepiscopale di S. Giorgio in Siena; del simile se ne trova ancora nella Tenuta di Casanovole de’ Signori Chigi.
 
 
 121. GRANITO, ma di cattiva qualità, che si trova nella Montagnola nel Polloneto, che è fra Cerbaja, e la Pieve a Molli.
 
 
 122. TRAVERTINO bigio, che non prende pulimento, e se ne trova in abbondanza per la strada, che da Siena va a Grosseto in distanza di miglia 15. da Siena vicino all’Osterìa del Leccio.
 
 
 123. BRECCIA, o sia Marmo assai duro, che ha macchie bianche, e nere volgarmente chiamato Breccia di Massa, del quale se ne trova in abbondanza, ma non in gran pezzi ne’ Fossi, che sono tra Prata, e Massa di Maremma.
 
 
 124. PIETRE dure, volgarmente chiamate Breccette, si trovano facilmente nel Letto del Torrente, detto la Staggia presso a Siena, non arrivano però alla durezza né dell’Agata, né del Diaspro.
 
 
 125. PIETRA dura, cioè Diaspro rosso, che si trova nel distretto di Travale in vicinanza di detta Terra nel Letto d’un piccolo Torrente, ove n’è un gran masso, dal quale se ne cavano ancora de’ pezzetti mischiati con varj altri colori.
 
 
 126. DIASPRO rosso con macchie di color violetto, e venatura bianca, se ne trovano pezzi di mediocre grandezza nella Contea d’Elci in luogo detto il Poggio di Mutti; è stata questa Pietra denominata Diaspro Emanuello.
 
 
 127. PIETRA dura, cioè Agata bianca, e nera, che si trova vicino a Roccastrada nel letto d’un Torrente, ove sono di queste pietre dure in abbondanza, d’altri colori ancora.
 
 
 128. AGATA di color bigio, che si trova a Roccastrada lungo la via de’ Palazzi presso alle Finocchiaje, prende un’ottimo pulimento, ma non è ben serrata.
 
 
 129. PIETRA dura, cioè Cornjola bianca, chiamata ancora Cristallo Marmoreo, della quale si servono ordinariamente i Professori ne’ Lavori di Commessi, o Interziature. Questa è stata divisa da un pezzo molto più grande, che esiste appresso il Sig. Dot. Francesco Maria Mazzuoli Lettor di Bottanica, trovata a Grotti Villa de’ Signori Ballati Nerli, distante da Siena miglia 7., e fu trovata presso al Luogo dove è la Cava del Gesso. Viene assicurato, che per il solito in non molta distanza dal luogo, ove si trova il Cristallo Marmoreo, si trovi ancora il Cristallo di Monte.
 
 
 130. AMATISTE, pietre dure, che si trovano in Corte di Massa di Maremma, in Terreno spettante alla Communità di detta Città, in luogo detto il Poggio del Palazzo alle Cave, distante da Massa circa miglia 4., e mezzo, in posto, che riguarda fra Ponente, e Scirocco. Vi si trovano Amatiste di color violetto con onde bianche, ed altre sono bianche.
 
 
 131. Specie di ECHINO impietrito, detto dal Mercati nella Metalloteca Lapis Indica Cucurbita similis.
 
 
 132. TUBOLI, o Sifuncoli rigati per lo longo, detti Dentales.
 
 
 133. TUBOLI, o Sifuncoli tondi, o lisci, detti Antales.
 
 
 134. BALANI, che si trovano sopra i Sassi, e i Gusci de’ Testacei.
 
 
 135. TUBOLI vermicolati, ritorti maggiori.
 
 
 136. TUBOLI vermicolati, ritorti minori.
 
 
 137. PETTINI, o Cappe sante.
 
 
 138. PETTINE striato, d’una sola orecchia, con righe assai minute.
 
 
 139. Altro PETTINE simile con una orecchia più grande dell’altra.
 
 
 140. TESTACEO detto Spondylus, ovvero Ostrea gaideropoda.
 
 
 141. Altra CONCHIGLIA del medesimo nome, ma di specie diversa, piena di spuntoni, e da una parte con un picciuolo di Pietra.
 
 
 142. PENNA, o Lanapenna, per la Lana, che genera; non si trova questa intiera, ma sempre in frantumi.
 
 
 143. CONCA detta Rugata dal Rondelezio per le rughe con le quali s’increspa sul dorso.
 
 
 144. CONCHIGLIA solcata sul dorso.
 
 
 145. CONCHIGLIA di guscio sodo, ovvero Concha Velutata.
 
 
 146. CONCHIGLIA detta Bucardia.
 
 
 147. CONCHIGLIA Scannellata con solchi ne risalti piani, e sopra ciascuno con un ordine di punte, che risaltano in fuori.
 
 
 148. OSTRICA, Conchiglia assai nota per l’uso delle Mense.
 
 
 149. TURBINE sottilmente rigato.
 
 
 150. TURBINE Pentadattilo.
 
 
 151. TURBINE sottilmente rigato, con tredici volute.
 
 
 152. TURBINE di sette volute con bocca assai lunga, e quasi perfettamente liscio.
 
 
 153. TURBINE detto Magno per essere più grande d’ogni altro.
 
 
 154. TURBINE, che sembra di fuori fortificato con le Coste di Sasso, riportate sul guscio.
 
 
 155. TURBINE liscio da capo a piedi con le volute distinte senza risalti.
 
 
 156. TURBINE composto da due ordini di volute, ciascuna delle quali è rigata minutamente per il longo.
 
 
 157. TURBINE Orecchiuto; il labbro, che ripiegato si stende in fuori, è dentato con due scavature.
 
 
 158. STROMBO detto Tuberoso per le gonfiature, con cui di quando in quando risalta in fuori.
 
 
 159. CILINDRI di varie specie.
 
 
 160. CHIOCCIOLE scalate di varie specie.
 
 
 161. CHIOCCIOLA, detta nerita.
 
 
 162. Altra CHIOCCIOLA simile umbilicata.
 
 
 163. PORPORA Echinofora, o Echinata.
 
 
 164. PORPORA Echinata, o Clavata.
 
 
 165. MURICE orecchiuto, e mucronato.
 
 
 166. BUCCINE reticolate di varie specie, forme, e grandezze &c.
 
 
 167. CHIOCCIOLE, e turbini di varie specie impietrite.
 
 
 Sono moltissime le specie de i Testacei Fossili, e degl’impietriti, che si sono raccolti nel Territorio Sanese, ma per fuggire la lunghezza in minutamente descriverli, bastarà averne dato un semplice Saggio.
 
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