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I minerali delle province di Siena e Grosseto.
Cesare Tommi, Tip. Nava, 1890.
Prefazione

È unanimemente riconosciuto da tutti gli studiosi di mineralogia e di geologia che la Toscana, in fatto di minerali, è una delle regioni più ricche d'Italia; sembra infatti che la natura, sempre capricciosa nel concedere i suoi favori, abbia voluto a questa sua figlia prediletta elargirgliene a piene mani, e non contenta di donare la fertilità a questo suolo preferito, abbia voluto accumularle nelle viscere ricchezze minerarie dì ogni specie.
A sì larghe concessioni non potevano rimanere estranee le province di Siena e Grosseto che tanta parte sono della regione Toscana, e la quota loro fu infatti così ricca, che poche altre province del Regno possono vantarne una eguale. Le cave di mercurio e di terre coloranti del Monte Amiata, gli splendidi e variopinti marmi della Montagnola senese, di Montieri, di Caldana, di Cetona ecc.; le emanazioni gassose contenenti acido borico di Monterotondo e di Travale e per tacere di molte altre le cave inesauribili di minerali diversi che si rinvengono nel territorio di Massa Marittirna, sono là muti ma eloquenti testimoni delle nostre asserzioni.
Una lunga sequela di monti, chiamata comunemente catena metallifera attraversa in tutta la sua lunghezza il distretto di questa Camera di commercio; detta catena comprende: la Montagnola senese, i monti di Montieri e Roccastrada, il Monte dell'Uccellina e di Cetona, il Monte Amiata, le montagne di Massa Marittima ed il monte Argentario. In tutte queste località che sono altrettanti ed i maggiori centri minérari del Distretto si accumulano svariate ricchezze sotterrane, ben inteso però più specialmente quelle riguardanti i pietrami si trovano sparse in abbondanza su tutta la vasta superficie delle due province.
Tanta è l'importanza delle miniere del distretto che anche i nostri padri, in epoche semi barbare, sentirono il bisogno di emanare leggi speciali per determinare a chi spettar dovessero le miniere e à chi concedersi i diritti di escavazione; dettarono norme che valessero a dirimere le controversie fra i proprietari del suolo e gli escavatori e, cosa per loro forse più essenziale, decretarono quale parte dovesse essere assegnata alle casse dello Stato sulle rendite nette delle miniere. Così si ebbero: l'antico Costituto senese volgarizzato nel 1309 da Ranieri Ghezzi Gangalandi notaro, per ordine del Camarlengo e dei quattro Provveditori di Siena perché potesse facilmente leggersi "da le povare persone" e da chiunque non sapesse "grammatica"; gli Statuti del 1462 e del 1555 e quelli di Massa Marittima del 1324.
Ma già in queste epoche una civiltà abbastanza avanzata era stata raggiunta, ed è certo che non potevano ignorarsi né le principali miniere dello Stato né il modo di escavarle e di utilizzarne i prodotti. Quello che desta ancor più la nostra sorpresa e la nostra ammirazione è che molte cave del distretto furono conosciute dai popoli più antichi e le vetuste gallerie tuttora in parte esistenti in alcune località e li ammassi di loppe e scorie che si rinvengono presso l'ingresso delle medesime, ci attestano che i nostri primi padri con i mezzi limitati di cui potevano disporre, avevano pur nonostante trovato il mezzo di penetrare nelle viscere della terra, estrarne i minerali, fonderli e foggiarne armi ed utensili.
Se colla mente ritorniamo a quelle epoche barbare in cui solo l'istinto e la forza bruta erano guida agli antichi minatori ed ai primi fonditori, ci sorprende il constatare come dopo tanti secoli, oggi che la scienza e l'arte hanno fornito macchine ed utensili d'ogni specie per forare i monti, crogioli e forni fusori perfezionati per fondere i minerali, l'industria estrattiva, meno poche onorevoli eccezioni, sia tuttora fra noi bambina.
I marmi variopinti che possiamo vantare, giacciono per la massima parte improduttivi nelle viscere della terra, metalli che più meriterebbero di essere escavati, aspettano ancora il piccone del minatore ed il bacio ardente del fuoco purificatore.
Ma a ché tanta ignavia? A ché sì poca cura degli interessi particolari e generali?
A dare un nuovo impulso alla industria estrattiva mancava forse una maggior conoscenza dei tesori che racchiudono le due Province, mancava forse chi avesse modo di metterli in evidenza e di farli apprezzare.
Quest'opera, che mi auguro foriera di benefici effetti, ha voluto compierla questa Camera di commercio alla quale stanno tanto a cuore gli interessi economici del proprio distretto, ed io, immeritamente incaricato di porre in attuazione la benefica iniziativa, ho fatto ogni sforzo per rendermi degno della fiducia in me riposta ed ho tentato illustrare, come me lo permettevano le mie deboli forze, i minerali del distretto.
Il lavoro che io presento è un lavoro senza pretese, in molte parti incompleto e in qualche parte forse non scevro di mende. Del primo di questi difetti non è tutta mia la colpa; quanto al secondo non posso invocare a mia discolpa che il famoso e trito proverbio latino errare humanum est; avendo però la coscienza di aver fatto quanto ho potuto, non mi resta che fare assegnamento sul compatimento cortese del lettore.
Il Segretario relatore - Avv. Cesare Tommi.
(Testo estratto da: Cesare Tommi, 1890. I minerali delle province di Siena e Grosseto. Tip. Nava, Siena, pagine III - V.)

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